Come fai a sapere se un capo o un accessorio che acquisti viene prodotto rispettando il pianeta e i principi di sostenibilità? 

Come puoi capire se stai effettivamente acquistando materiali di origine naturale e se l’azienda che li produce lo fa in modo etico ed eco-friendly? A cosa bisogna fare attenzione sulle etichette, oltre ai tessuti di cui i capi che acquistiamo sono fatti?

Durante il G20 di ottobre 2021 si è parlato del Digital ID, un certificato digitale che racconta la storia di ogni singolo capo, ne permette la tracciabilità e mostra quanto ogni azienda sia effettivamente impegnata in un cambiamento misurabile. 

Una carta d’identità digitale delle etichette può diventare un efficacissimo strumento nelle mani degli acquirenti, per permettere alle persone come te di fare scelte più pulite, sane e sostenibili a ogni acquisto

Lo so, districarsi su questo argomento nel mondo dell’abbigliamento è veramente complesso: il settore della moda è tra i più inquinanti al mondo e non tutti i consumatori hanno gli strumenti necessari per orientarsi nel marasma di informazioni che ricevono sul tema.

Cosa si intende per “moda sostenibile”

Quando si parla di sostenibilità della filiera di approvvigionamento, produzione e distribuzione dei capi si fa riferimento ad almeno quattro ambiti:

  1. i materiali che vengono utilizzati per la realizzazione dei capi.
    Le materie prime naturali sono state coltivate in condizioni ottimali per essere poi trasformate in tessuti da indossare? Il processo produttivo intacca la naturalezza delle fibre con mix di tessuti sintetici o altre sostanze?
  2. le condizioni in cui gli abiti vengono effettivamente prodotti.
    L’azienda produttrice si comporta eticamente durante il processo produttivo? Rispetta determinati standard di qualità? Protegge la salute dei suoi dipendenti e delle persone che abitano nei suoi dintorni?
  3. i chilometri che ogni pezzo della produzione fa durante la sua trasformazione.
    Quali mezzi di trasporto vengono utilizzati per spostare materie prime, tessuti e capi finali? Quanti spostamenti vengono effettuati e quanto sono lunghi? 
  4. quale prezzo paga il Pianeta (e quindi anche noi) a causa delle pratiche messe in atto.
    Le aziende produttrici producono microplastiche che vengono scaricate in mare? Oppure utilizzano sostanze inquinanti? 

 

Queste sono solo alcune delle questioni che concorrono a rendere una produzione (e quindi un’azienda) più o meno sostenibile e non tutte le informazioni che derivano dalle risposte a queste domande arrivano ai consumatori tramite le etichette. 

Comincio quindi da me: scopriamo insieme cosa faccio io, qui a Le Tintine, e cosa sta cominciando a fare il mondo su questo tema, per aiutarti a orientarti meglio. 

Come sono fatte e cosa dicono le etichette dei capi Le Tintine? 

Le etichette dei capi e degli accessori che produco sono realizzate in fibra di latte: una fibra ecologica naturale, nata negli anni Trenta del Novecento, che permette di produrre tessuti morbidi, leggeri e freschi. La soluzione ideale per eliminare il classico fastidio sulla pelle causato dalle etichette.
Si tratta di una scelta che va nella direzione di dare a te e ai tuoi bambini capi adatti anche alle pelli più sensibili, in ogni dettaglio. 

Inoltre, le informazioni che riporto in etichetta sono pensate per essere trasparenti e mostrano davvero come sono realizzati i nostri capi: dal tessuto naturale che utilizzo, alla sua provenienza, fino alle piante che ho usato per la tintura.

Quali tessuti troverai indicati sulle etichette Le Tintine?

Scelgo da sempre cotone biologico, perché così posso essere sicura che non sia stato a contatto con alcun pesticida. In particolare, lavoro con un filato Sesia di cotone biologico che ha la doppia certificazione GOTS (Global Organic Textile Standard) e ICEA (Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale). È selezionato in coltivazioni controllate in Egitto ed è poi interamente lavorato in Italia. 

Utilizzo lana merinos di altissima qualità, capace di garantire morbidezza e traspirabilità, ma anche una naturale termoregolazione a contatto con la pelle dei nostri figli. In particolare ho scelto il Made in Italy con la lana Cashwool, una fibra brevettata dalla famiglia Zegna Baruffa e certificata ‘Confidence in Textiles’. 

Dal canto suo, la seta che utilizzo per realizzare lavorazioni e dettagli delle collezioni primavera-estate non è da meno. Anch’essa viene prodotta dalla manifattura Sesia, con filati selezionati e garantiti.

Che cos’è l’etichetta digitale e quando sarà disponibile? 

Come ti raccontavo prima, grazie al Digital ID, avrai la possibilità di fare scelte più pulite, sane e sostenibili a ogni acquisto. 

La promessa della Fashion Taskforce che se ne sta occupando, infatti, è che il certificato di tracciabilità faciliti il processo di circolarità degli acquisti, estendendo la longevità dei prodotti che dovranno essere realizzati e distribuiti con tecniche sempre più sostenibili e rispettose del pianeta. Proprio come le generazioni più giovani (e forse più sagge) ci chiedono ormai da tempo.  

Al di fuori delle produzioni artigianali come quella de Le Tintine, non esiste una vera “moda sostenibile”, perché molto del processo produttivo del fast fashion e dei suoi derivati è ancora dipendente dall’utilizzo di combustibili fossili. 

Spero quindi che questa etichetta digitale arrivi presto per dare a tutti noi una maggiore trasparenza di informazioni, sulla vera natura dei materiali che vengono utilizzati per la produzione dei capi che indossiamo, sulle loro origini in termini di filiera, sul loro grado di biodegradabilità e riciclabilità degli stessi. 

E ovviamente sono prontissima a far digitalizzare anche quelle de Le Tintine, per rassicurarti ulteriormente sulla filiera controllata che seguo nell’approvvigionamento delle materie prime e nella produzione dei capi.