Chi ha risorse economiche limitate o desidera un guardaroba completo a poco prezzo per i propri figli, spesso si affida al fast fashion. Quest’ultimo, infatti, offre facilmente e rapidamente un’ampia scelta di capi di abbigliamento: nel caso dei bambini, che cambiano taglia in continuazione, può sembrare la soluzione ideale.  

Il fast fashion per bambini però è dannoso: ha delle conseguenze dirette sul mondo in cui viviamo e che lasceremo in eredità proprio ai bambini che vestiamo con tutti quegli indumenti colorati pagati pochi euro. 

In questo articolo voglio fornirti alcuni dati per analizzare al meglio il fenomeno e alcuni strumenti per uscire dal circolo vizioso del fast fashion

Fast fashion: analizziamo i dati

Il fast fashion, letteralmente moda veloce, crea e mette in vendita abbigliamento di tendenza, rendendolo disponibile ai consumatori rapidamente e in maniera economica. 

Grazie all’ampia scelta di articoli dal prezzo accattivante, il fast fashion è diventato rapidamente popolare nei Paesi Occidentali, producendo un incremento nel consumo di abbigliamento. 

Dal 1975 al 2018, infatti, la produzione è passata da 6 a 13 kg di vestiti a persona, con una crescita annuale del 2% del ready to wear

L’aumento dell’acquisto di indumenti ha prodotto un’eccedenza non solo nei negozi, ma anche nei nostri armadi: la maggior parte di noi indossa solo il 20% dei vestiti che possiede.

Compriamo di più, ma spendiamo sempre meno: in Europa negli anni ’50 il costo dell’abbigliamento incideva per il 30% sul bilancio delle famiglie; nel 2009 per il 12%; oggi rappresenta appena il 5% della spesa per famiglia. Nonostante questo, i consumi non sono mai stati così alti.

Il fast fashion ha trasformato l’abbigliamento in un prodotto usa e getta. 

I danni del fast fashion sull’ambiente

Le conseguenze della riduzione della vita dei capi di abbigliamento (parliamo di una vita media ridotta del 36% negli ultimi 15 anni) sono moltissime, soprattutto da un punto di vista ambientale. 

Penso che qualche dato (qui la fonte) possa essere utile per inquadrare meglio la situazione: 

  • l’industria tessile è la seconda industria più inquinante del mondo, dopo quella petrolifera;
  • le emissioni di CO2 prodotte dall’industria della moda rappresentano il 10% delle emissioni globali e si stima che aumenteranno del 60% nei prossimi dieci anni;
  • il 20% dello spreco globale di acqua è attribuibile al settore fashion così come il 20% dell’inquinamento delle risorse idriche mondiali;
  • l’85% dei vestiti prodotti finisce in discarica e solo l’1% viene riciclato, senza contare i circa 80 miliardi di abiti scartati ogni anno per difetti di fabbricazione;
  • il 72% dell’abbigliamento è composto da fibre sintetiche, come poliestere e nylon, che producono ossido di azoto, uno dei gas serra più dannosi;
  • circa il 35% delle microplastiche che popolano gli oceani derivano dal lavaggio di capi sintetici

 

I danni del fast fashion sui bambini

Quando decidiamo di acquistare fast fashion per vestire i nostri bambini, dobbiamo tenere conto di due conseguenze importanti che la produzione a basso costo comporta.

Le fabbriche di questi capi sono localizzate in Paesi con regole diverse dalle nostre, sia in termini di gestione e occupazione della forza lavoro, che in relazione alle materie prime utilizzate durante la produzione. 

In molti dei Paesi coinvolti nel fast fashion possono essere usati dei coloranti che da noi sono illegali. Questi coloranti inquinano il terreno in profondità e sono  dannosi anche per la nostra pelle: da quando è nato il fast fashion, dermatiti e reazioni allergiche sono un rischio più concreto, soprattutto per i bambini. 

Inoltre, in molte di queste fabbriche vengono impiegati bambini: una diretta conseguenza sia della localizzazione nei Paesi in via di sviluppo, dove ogni membro contribuisce al sostentamento familiare, che della perenne necessità di numerosa manodopera per produrre le quantità che alimentano questo mercato. 

Come possiamo fronteggiare il fast fashion?

Se mi segui da un po’ sai che non credo nelle soluzioni drastiche per risolvere i problemi o le questioni di grande portata: il modo migliore per agire, a mio avviso, è ponderare meglio le proprie scelte e muoversi un passo alla volta. 

Ecco quindi i miei 6 consigli per fronteggiare il fast fashion nel nostro piccolo, soprattutto quando si tratta dell’abbigliamento dei nostri figli.

  1. Acquistare meno, indossare di più. I bambini saltano, giocano, si rotolano e non fanno caso a quanto vada di moda quello che indossano: a loro interessa solo essere comodi, mentre a noi genitori che siano vestiti adeguatamente alla temperatura e all’attività che devono svolgere. Concentriamoci sull’abbigliamento essenziale alla vita di tutti i giorni ed evitiamo di farci prendere la mano negli acquisti. 
  2. W le toppe e i rammendi. Le generazioni precedenti alle nostre utilizzavano gli abiti a lungo anche perché li cucivano e rammendavano per poterli sfruttare di più. Molti degli indumenti usati dai nostri figli nelle loro attività quotidiane possono essere facilmente recuperati con una piccola opera di ago, filo e qualche toppa.
  3. Privilegiare marchi etici e sostenibili. Acquistando da brand attenti all’ambiente e alle condizioni di lavoro dei propri lavoratori e fornitori, ridurrai il tuo impatto negativo sull’ambiente,  contribuirai al sostegno di realtà meritevoli e insegnerai a tuo figlio che un’alternativa esiste ed è molto valida.
  4. Sposare la filosofia del second hand.
    Nei negozi dell’usato per bambini si trovano spessissimo capi in ottime condizioni, magari ancora con cartellino, che cercano solo una nuova casa. Evitando l’acquisto di abiti nuovi, contribuirai alla circolarità dei capi in buono stato. 
  5. Praticare il lavaggio consapevole.
    Evita il più possibile i lavaggi inutili e le lavatrici a mezzo carico, utilizza i detergenti ecologici e preferisci, quando possibile, l’acqua fredda. 
  6. Scegliere capi in fibre naturali e tinti in maniera ecologica.
    Si tratta di abiti più salutari per la pelle dei nostri bambini e che non danneggiano l’ambiente durante il processo di lavorazione, come i miei di cui trovi più informazioni qui. Facendo questa scelta eviterai anche di contribuire agli sprechi d’acqua che stanno letteralmente prosciugando il nostro pianeta.  

 

Lo so, introdurre nuove abitudini può sembrare una sfida difficile da vincere, ma sono convinta che con un piccolo cambiamento alla volta possiamo davvero dare il nostro contributo a cambiare le cose e rendere il nostro mondo un luogo migliore e vivibile più a lungo: lo dobbiamo ai nostri figli.